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di Edoardo Abrate

LORANZE’ - Un viaggio, una gara leggendaria, attesa da ben tre anni, e infinite emozioni. Sono quelle che ha vissuto Flavia Bonino. Dal Canavese è volata Jokkmokk, piccola città svedese situata poco sopra il Circolo Polare Artico, circa a metà strada dai confini di Norvegia e Finlandia, circondata da chilometri di foresta lappone. Qui, con indosso i suoi fedelissimi sci, ha percorso 200 chilometri in tecnica classica, partecipando e arrivando al traguardo della Red Bull Nordenskiöldsloppet: la più lunga competizione di sci di fondo al mondo.

Si tratta di una vera e propria impresa, realizzata con caparbietà e coraggio dall’atleta dello Sci Club Levanna. Il 33 del pettorale indossato da Flavia Bonino e il 24 ore 46 minuti e 59 secondi di tempo finale sono solo i numeri di questa straordinaria avventura. Ma c’è molto di più, come ha raccontato sui social la stessa sciatrice: «E’ un sogno che si è realizzato. E’ stata un’esperienza bellissima ed emozionante. Sono tre anni che preparo questa gara, più volte rimandata dalla pandemia. Anni difficili, di sacrifici per me e per la mia famiglia e chi mi ha supportato. Era la Marcialonga 2019 quando il mio compagno, Max, tra le cartacce nella sacca del pettorale, trova un volantino. Fa un mezzo sorriso e me lo sporge: "Questa è per te!". Sul volantino c'è scritto "The world's toughest and longest ski race”. Non so quante volte ho riletto "with it's 220km's long track…”. Poi quando sono venuta a sapere che Jokkmokk, l'arrivo, era sopra al Circolo Polare Artico, la testa ha valutato ed il cuore ha deciso. Il sogno di bambina: andare nell'Artico con gli sci. La mia idea originaria sarebbe stata quella di una spedizione fra i ghiacci, ma ho deciso di accontentarmi».

«La passione per lo sci di fondo è nata da piccola, quando a 4 anni mio papà mi ha affittato per la prima volta degli sci piccolissimi per una giornata sulla neve. Alla fine, ha dovuto comprarli perché non c’era verso di convincermi a restituirli. E’ stato amore a prima vista. Per la ski race in Lapponia avevo paura soprattutto del freddo, per fortuna l’adrenalina mi ha aiutata a farlo sentire di meno, anche se le temperature hanno toccato anche i meno 15 gradi. Il giorno della gara la sveglia è suonata all'1.30 ed alle 3 ero già sotto la bufera di neve per raggiungere il pullman che mi ha poi portata alla partenza, accompagnata da un caro amico Alessandro Torti, che ha disputato la race con un ottimo risultato finale: primo degli italiani al traguardo. E’ stata dura: vento contro e binari completamente ricoperti dalla neve. Non ci sono stati grandi dislivelli ma le salite erano lunghissime. Siamo partiti alle 5.30 su un lago ghiacciato. Mi sono fermata a tutti e dico a tutti i ristori che con le loro bevande calde sono riusciti a darmi sostegno. Ad un certo punto ho raggiunto un gruppo di casette dove una famiglia mi ha urlato "Heia Heia Heia", gli ho risposto "Thank you from Italy" e hanno fatto la ola: "Italian? Forza. Brava". Poco dopo ho incontrato un volontario con la radio accesa che trasmetteva Titanium, la mia canzone preferita. Lì ho capito che avrei finito la gara».

E così è stato: «Ai 150 km ho finito le batterie. Non solo della frontale ma anche quelle del corpo – racconta Flavia – Ma non ho mollato, anche se mi sentivo svenire e sono caduta pure. Al cartello dei 200 metri mi sono passati davanti gli ultimi 3 anni, le persone che ho conosciuto e che mi hanno sostenuta e incoraggiata. Dopo il traguardo ho pianto, ho riso, non sapevo più chi ero. Ho sentito solo una coperta sulla schiena ed un abbraccio. Era Wolfgang, l’organizzatore, che veniva a complimentarsi con questa piccola donna italiana che non ha mai mollato».

«Un ringraziamento speciale a tutti i volontari ed organizzatori della gara perché non ho mai avuto tanta accoglienza soprattutto quando la notte ed il gelo la fanno da padroni. Il popolo svedese è stato magnifico. Più fuori fa freddo e c’è ghiaccio, più nel loro cuore fa caldo e c’è il sole – conclude Flavia Bonino – e poi ringrazio il mio compagno Massimiliano, la mia famiglia, e poi Alessandro e Marta Da Pra,  straordinaria atleta paralimpica, che hanno gareggiato insieme a me. Ringrazio il sostegno del mio Sci Club Levanna, con Flavio Manavello. E non posso dimenticarmi di chi lo scorso inverno mi ha permesso di allenarmi nonostante le restrizioni, PerSport SSD con Matteo Migliavacca che passava le sue giornate a cambiarmi le convocazioni. E, infine, un brava e grazie a me, Flavia, per aver compiuto una grande impresa e realizzato un magnifico sogno».