di Giorgio Cortese
Un contadino nella provincia di Shaanxi, scavando un pozzo, si imbatte accidentalmente nell’esercito di terracotta del primo imperatore cinese Qin Shi Huang. Era il 29 marzo del 1974. Mentre scavava un pozzo, si imbatté in una serie di fosse sepolcrali colme di statue in terracotta a grandezza naturale raffiguranti soldati, accompagnati da carri da guerra e cavalli. La scoperta dell’Esercito di Terracotta, come fu chiamato dagli archeologi, fece subito il giro del mondo e si rivelò un tesoro senza precedenti nella storia della Cina, tanto da essere inserito nel 1987 nella lista dei Patrimoni dell’Umanità dell’Unesco.
I guerrieri rappresentano l’armata del primo imperatore cinese, Qin Shi Huang, vissuto tra il 259 e il 210 a.C.: avevano vegliato e protetto l’imperatore nell’aldilà per oltre duemila anni. In tutto gli scavi avrebbero riportato alla luce oltre 8.000 statue di soldati, 18 carri da guerra e un centinaio di cavalli distribuiti in un totale di 8 fosse. Poche invece le armi, con ogni probabilità saccheggiate già in antico dai ribelli capitanati dal Xiang Yu, il quale rovesciò la dinastia Qin permettendo l’ascesa della dinastia Han, insediatasi sul trono imperiale nel 206 a.C. L’eco di questi drammatici eventi si può cogliere nelle tracce di combustione rinvenute su alcune delle statue che popolavano le fosse 1 e 2, rimaste sepolte dal crollo del soffitto della camera sepolcrale a seguito dell’incendio appiccato dai rivoltosi.
L’accuratezza con cui sono rappresentati i guerrieri permette di farsi un’idea molto precisa della struttura dell’esercito cinese del tempo, a cominciare dai suoi reparti composti da fanti, alabardieri, arcieri e balestrieri. Ogni componente dell’immensa armata è un pezzo unico: ciascun volto presenta dettagli realistici, offrendo una varietà incredibile di espressioni, acconciature e atteggiamenti. Gli studi hanno dimostrato che ogni statua era interamente dipinta con pigmenti vivaci in maggioranza di origine naturale, eccezion fatta per la cosiddetta “porpora di Huang”, contenente sali di bario.
Ogni scultura era stata ricoperta di lacca, sostanza che però a contatto con l’aria si secca e si arriccia, esfoliandosi e portando via con sé il colore sottostante. Per questa ragione oggi i guerrieri si presentano con un colore “naturale”. Teoria sull’arte cinese Le moderne tecnologie hanno permesso di scoprire sull’Esercito di Terracotta molte cose interessanti. Nel 2022, ad esempio, uno studio ha evidenziato come le caratteristiche somatiche delle statue siano sorprendentemente simili a quelle delle popolazioni moderne della Cina settentrionale e occidentale, suggerendo che i guerrieri potrebbero essere stati creati utilizzando persone reali come modello.
Controversa è invece la teoria secondo la quale il realismo delle statue e le loro dimensioni naturali, fenomeno fino a quel momento apparentemente senza precedenti in Cina, possano essere dovute ad una presunta influenza dell’arte ellenistica in Asia a seguito delle conquiste di Alessandro Magno (IV secolo a.C.). Un’ipotesi considerata da alcuni studiosi vetusta in quanto eccessivamente ancorata a modelli eurocentrici e fondata sul preconcetto che altre civiltà fossero incapaci di produrre manifestazioni artistiche sofisticate se non dopo essere entrate in contatto con quella occidentale.