Le vittime accertate sono salite a tredici e per la procura di Ivrea non ci sono dubbi: l’Olivetti sapeva del pericolo amianto nei suoi stabilimenti del Canavese, intervenendo in ritardo per evitare che i dipendenti si ammalassero. Ieri in Tribunale a Ivrea il pm Laura Longo ha confermato le richieste di rinvio a giudizio davanti al gup Cecilia Marino nei confronti dei 29 imputati. Tra questi anche Carlo e Franco De Benedetti, i figli dell’ingegnere Marco e Rodolfo e l’ex ministro Corrado Passera, accusati di omicidio colposo plurimo e lesioni colpose plurime.
Sono 36 mila le pagine dell'inchiesta. Secondo la procura l'azienda ha bonificato in ritardo gli stabilimenti, esponendo i lavoratori ad enormi rischi per la salute. In particolare per l'uso, nelle lavorazioni, del talco contaminato da tremolite d’amianto. In caso di condanna degli imputati, tra l'altro, sarà anche Telecom Italia a risarcire in solido le parti civili. Il legale ha confermato ieri in tribunale la costituzione di responsabilità civile da parte del gruppo di telefonia a fianco dei 29 imputati.
Non è nemmeno la prima volta che Telecom finisce a processo per i guai negli stabilimenti Olivetti. L'anno scorso l'azienda è stata condannata dal giudice del lavoro, Luca Fadda, a risarcire con un milione e 200 euro la famiglia di Franca Lombardo, di Burolo, morta nel 2007, a 69 anni, per un mesotelioma. Lunedì prossimo, in tribunale, sarà il turno delle difese.
Le strutture coinvolte nel problema amianto sono tutti gli stabilimenti dell'azienda a Ivrea e nel Canavese: San Bernardo, le Officine Ico, lo stabilimento di Agliè, i capannoni di Scarmagno e Palazzo uffici.